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News 6 ottobre 2011

Oggetto: News 6 ottobre 2011
Data invio: 2011-10-06 08:31:59
Invio #: 31
Contenuto:
intestazione



 

Da Follonica a Salvador de Bahia passando da La Rochelle

Diario di Bordo a puntate (I puntata)

 

 

DIARIO DA LA ROCHELLE 22-25 SETTEMBRE

 

Finalmente si parte.

Dopo tante discussioni, come sempre avviene quando si organizza una cosa in tante teste, si parte.

Appuntamento alle 18.00 da Beccofino dove avremmo dovuto fare rifornimento ma invece abbiamo solo passato del materiale dalla macchina di Armando al nostro furgone.

Siamo tutti entusiati del mezzo messoci a disposizione dalla potente organizzazione e, anche se non ci siamo detti quasi niente, iniziamo a chiamarlo “Carcassone” in assonanza alla famosa città francese sulla nostra strada.

Le impressioni alla guida confermano le previsioni.

L'equipaggio Assunta, Claudio, Luisella, Graziano, Alessando e Stefano lascia il molo di Follonica alle 18.30, in vista di Cannes dove pernotteremo e recupereremo Mauro già sul posto per motivi di lavoro.

Alla guida si piazza Claudio. Durante il viaggio Stefano prima e Assunta dopo ci danno uno smacco, dimostrandoci che possono stare perfettamente in piedi nel furgone senza doversi piegare. Beati loro che possono “sgranchire le giunture”.

Dopo un pochino prende la guida Stefano Barbi, la musica cambia, in pochi gli stanno davanti quindi siamo giunti alla conclusione che, ho hanno rallentato tutti oppure noi andiamo fortissimo. Meno male che il Carcassonne non è molto performante.

Prima della partenza Mauro, nella conferma della notte a Cannes, ci fa presente che l'albergo dove pernotterà Stefano “è di strada”.

Organizzazione impeccabile, peccato che siano stati fatti “i conti senza l'oste”, la mattina ci mettiamo due ore per uscire vivi dalla selva di auto. Ovviamente due in andata e due al ritorno.

Partiamo in grande ritardo rispetto alla nostra tabella di marcia, ma poco male tanto siamo in vacanza e l'importante è stare a La Rochelle per la cena e affogarci nelle ostriche

Nel Carcassonne si parla di tutto un po' ma l'argomento che catalizza l'attenzione di tutti e sempre il solito “dove si mangia”.

Ovviamente la sosta è obbligata: con il “Carcassone” a “Carcassonne”.

Per il dove ci pensa la nostra guida privata (Ettore) che pur essendo distante riesce a far parlare di se (non tutto si può dire) e ad un sms, fatto quasi per scherzo sul dove andare a mangiare, risponde in maniera puntuale: “In centro vicino al Comune ce n'erano tre. Prendete Cassulet e vino rosso.”

Per queste cose, solo per queste, è una garanzia.

Finalmente, con il potente mezzo, arriviamo a La Rochelle che subito ci sembra molto bella. Telefoniamo a Simone e ci consiglia il mitico Andrè per la cena e li ci diamo appuntamento per dopo.

Dopo aver preso possesso dell'albergo e esserci fatti una doccia (lo dico per informarvi che pensiamo anche ad altre cose oltre che a mangiare) andiamo da André.

Fuori dal ristorante, invece del gazeebo, c'è un banco del pesce come quello di Pallino al mercato. Sul bancone ostriche, frutti di mare in genere, aragoste, granchi, scampi, gamberoni, gamberetti, ecc. ecc..

Mentre aspettiamo vediamo passare piatti magnifici. Vorremmo sdraiarci sul bancone e mangiare tutto.

Iniziamo ad ordinare e Luisella inizia a dare sfoggio del proprio Francese, parla ma non la capiscono. Sono strani da queste parti.

Mentre stiamo impazzendo dalla gioia per le magnifiche pietanze, arriva Simone a rinforzare le emozioni.

Per lui abbandoniamo i piatti e gli abbracci sono calorosi, sentiti, emozionati, quasi volessimo, nel nostro abbraccio, trasferire il nostro calore a chi sta coronando un percorso per iniziarne un altro che, in cuor nostro, vorremmo condividere o addirittura provare.

Facciamo due chiacchere, condividiamo le emozioni di una vigilia importante. Simone ci appare tranquillo e determinato, ovviamente stiamo parlando di Simone Gesi, a 100 m da terra un disastro, ma li siamo ancora sul molo del porto.

Siamo sbriciolati, il viaggio sul Carcassone mette a dura prova e non finiremo mai di ringraziare per la magnifica occasione che ci è stata concessa di provare questa emozione, quindi dopo la cena ed il vino sembriamo zombies e decidiamo di andare a dormire.

L'indomani arriviamo al porto e ci mettiamo alla ricerca di Dagadà.

Lo spettacolo è di quelli da togliere il fiato. Migliaia di colori, bandiere, persone, musica, barche. Confusi e frastornati non la vediamo, ma incontriamo Simone (di corsa) che ci spiega dov'è dicendoci: “è là”!

Dopo un'estenuate ricerca la vediamo!!! In effetti aveva ragione Simone “era là”.

Sempre “là” ritroviamo Stefano che sta armeggiano con le vele. Ci godiamo lo spettacolo e dopo aver verificato il galleggiamento di Dagadà iniziamo a guardare le altre barche. L'organizzazione, la personalizzazione, gli armi, gli skipper, ecc. ecc..

Ovviamente ci trasformiamo in esperti e supportati da Mauro forse capiamo qualcosa veramente.

Uno spettacolo assoluto anche per chi della vela non interessa niente, figuriamoci per chi ha questa passione ed un amico che è venuto a trovare e a portargli un saluto.

Arriva Simone e cerchiamo di dargli una mano, ma lui (giustamente) preferisce concentrarsi e lavorare con il minimo disturbo possibile e confidenzialmente ce lo dice. Noi comprendiamo e siamo contenti che ci sia questa sincerità e confidenza. Vuol dire che esiste un rapporto positivo e che lui è concentrato e determinato.

Andiamo quindi ad affogarci nelle ostriche alla “Petite Blue”, un piccolo peschereccio dismesso e trasformato in cucina. I tavoli sono direttamente sul molo del porto vecchio.

Il capo è una donna, bella e mastino.

Restiamo affascinati e ordiniamo tutto, poi non contenti, riordiniamo tutto.

Si mangia, si beve, si prende il sole e si chiacchera. Luisella traduce per noi ma loro continuano a non capirla, sarà un dialetto.

Decidiamo di andare ad “Ile de Ré” a vedere l'oceano e bagnarci i piedi.

Non avevamo considerato la marea oceanica, che ci toglie l'acqua da sotto i piedi. Impressionante la velocità e la dimensione di una marea oceanica in queste zone.

Una voce di conforto, l'oceano atlantico è pulito perché nella zona di ritiro non c'è neppure un rifiuto.

Torniamo a La Rochelle e con sorpresa non ci sono più le barche in porto, neppure una. Dopo un'occhiata più attenta le vediamo e sono quasi appoggiate sulla terra.

La marea sarà di 4-5 metri.

In serata andiamo in Hotel per una doccia e prima della cena ci bussano alla porta Claudio e Luisella dicendoci che avevano prenotato un ristorante nel quale si mangiano i frutti di mare migliori e ha uno splendido panorama (La Rochelle é una pianura).

Partiamo e scopriamo che il ristorante e dietro il mercato centrale, il panorama ce lo siamo giocato!

Entriamo e scopriamo altresì che i frutti di mare non li trattano.

Luisella ed il suo francese hanno colpito.

All'unanimità la eleggiamo interprete ufficiale della gita.

Riesce a dare ancora sfoggio nell'ordinare il piatto di portata.

Un ventaglio di cozze affogate in una brodaglia biancastra.

Inestimabile !!!!

Io mi prendo un piatto di champignon affogati in una salsa di pomodoro e trascino in questa scelta Mauro e Graziano che ancora mi stanno ringraziando........orrendi.

Mi rifaccio però con l'altro piatto, una guanciola di maiale con tutto l'osso, veramente eccellente.

Ovviamente non avevo consultato l'interprete.

Ci dirigiamo in centro sperando di unirci al resto della truppa, ma di loro nessuna traccia.

Allora prendiamo un gelato, il nostro interprete si chiarisce e esce con un gelato che sembrava una montagna. Tre palle, che per dirla a suo modo: “da paura”. Forse un chilo di gelato su un cono.

A Luisella non l'avevano capita e li ha scoperto che quello che aveva detto “per loro” voleva dire un'altra cosa.

In Francia il gelato si vende a gusti, non a quantità. Per ogni gusto la quantità é standard ed esagerata.

Passeggiamo ma degli altri nessuna traccia.

La giornata successiva è la giornata della presentazione degli skipper. Quindi torniamo al molo per portare il calore del nostro tifo.

Ognuno sceglie la sua sigla e Simone ha scelto “Celebration” dei Cool and the Gang.

Magnifica canzone funky degli anni 80.

Per capirci il complesso era quello con tutti i componenti di colore e capello ricciolo come una parrucca di carnevale.

Finalmente ci uniamo agli altri e andiamo a fare tifo alla presentazione degli skipper.

“Molto popolare” dice lo speaker in perfetto francese, quando annuncia Simone. C'eravamo fatti sentire.

Seguiranno le varie conferenze stampa e quindi lo lasciamo ai media.

I gruppi si dividono ancora e alcuni vanno all'acquario e altri prendono le bici (gratuite e noleggiate direttamente dall'equivalente della nostra APT) per andare alla scoperta de La Rochelle.

Una bella Città!

Curata in ogni aspetto, mai eccessiva, appare di una grande vivibilità.

Andiamo al porto nuovo (Minimé) e li scopriamo che cosa vuol dire il più grande porto turistico dell'Atlantico.

Una selva di alberi, perché li le barche a motore quasi non ci sono.

Dentro di noi siamo invidiosi di questa cosa e ci piacerebbe che anche da noi si potesse fare un porto turistico senza tanto cemento, dal cui specchio d'acqua spuntano quasi tutti alberi.

Sono riusciti in quello che noi possiamo solo sognare, ossia capire che un porto è fatto di acqua e non di cemento.

Finalmente arriva il giorno della partenza!!!!!!!!!!

C'è emozione e si sente. Le barche sono a punto pronte per il via.

Gli ultimi saluti, abbracci calorosi e niente parole. Sono sempre di troppo.

“Ci vediamo là” ad indicare il ponte che si alzerà per consentire il passaggio delle barche per l'ultimo saluto prima dell'oceano.

Finalmente abbiamo capito perché la partenza è per le 17,17.

Devono aspettare che la marea risalga, tra la chiusa ed il mare ci sono tre metri di dislivello.

Alle 13,30 sollevano il ponte e l'emozione cresce, dopo qualche minuto viene aperta la chiusa e le porte dell'oceano, ancora qualche minuto e iniziano ad uscire le imbarcazioni.

La prima è la barca giuria del Museo Marittimo, saluta con tanti suoni prolungati e una nave gli risponde sovrastando il suono.

Escono alcune barche appoggio tutte annunciate dallo speaker e a ritmo di musica. Prima Chopin e poi “Eyes of the tigher” dei Survivor, famosa sigla di uno dei tanti Rocky di Silvester Stallone.

Viene annunciata una barca con a bordo un famoso progettista navale di mini e non solo.

Al timone si presume essere la moglie e decidono di uscire senza l'ausilio dei gommoni.

Proprio nel mezzo al canale di uscita il vento li molla. Con la pagaia si cerca di aiutare la natura e il caso vuole che questa cada in mare.

Nel mentre stanno cercando di recuperarla, incrocia un gommone di rientro e tutti ad urlare “Prenez la pagaie”..........qui il nostro interprete sfoggia il suo dialetto unendosi al coro e urlando ripetutamente: “Prendé la baguette”.

Li abbiamo scoperto che lei parla una lingua diversa.

Acconto a me ho un signora e parlando (io in italiano e lei in francese) capisco essere la mamma di uno degli skipper quello che ha la barca più particolare di tutti.

Un barca la cui forma ricorda quella di uno zoccolo olandese con la prua rotonda.

Un prototipo progettato dallo skipper stesso che scopro essere un famoso progettista di mini. In questa edizione altre due barche sono su suo disegno.

Iniziano ad uscire i Mini e ad ogni barca lo speaker esalta il pubblico che risponde con applausi e colorate gags.

Ci sono quelli vestiti da sciatori, a salutare uno “skipper montanaro”, fantastico navigatore.

Ci sono un bel gruppo con parrucche blu in testa a salutare un loro amico.

Ci siamo noi, tutti con le maglie del circolo a urlare come dei forsennati.

Annunciano l'uscita della “barca tonda”, quando passa la signora seduta accanto a me mi trasmette la sua emozione e non nego di aver fatto una lacrimuccia. Felicità e consapevolezza delle difficoltà si mescolano in un sentimento confuso.

Scopriamo che all'appello mancano Ettore e Davide. Li scorgiamo sulla destra del molo.

Che abbiano cambiato bandiera??

Simone è il terzultimo ad uscire ma per questo non meno esaltato dallo speaker e sostenuto dal nostro tifo.

“Le plus simpatique e formidable navigateur, le monitor de voile, l'italien Simone Gesì”; annuncia lo speaker per ben 5 volte, come solo ad altri tre concorrenti francesi aveva fatto onore, una confidenza ed una battuta, per sottolineare quanto si sia fatto apprezzare e conoscere Simone.

La poppa si allontana e l'avventura ha finalmente inizio, il resto è tutto da scrivere.

Noi decidiamo di rientrare e partiamo con il Carcassone.

Graziano alla guida, abbiamo prenotato a Carcassone un hotel per la notte.

La strada è tanta e diventa infinita quando dopo appena 300 km percorsi, il Carcassone esala l'ultimo respiro spruzzando liquido dalla maschera anteriore.

Ci troviamo in terra straniera, in una piazzola dell'autostrada con il carcassonne morto. La gioia del momento è indescrivibile e tutti i nostri pensieri vanno all'idea di utilizzare questo furgone.

Era scritto che sarebbe stata vincente.

A ruota arriva l'altro furgone con l'altro equipaggio, si fermano per confermare il decesso e dare man forte al morale.

Affrontando la selva francese raggiungiamo una abitazione ed il signore che vi abita capisce e ci aiuta a tradurre: “la macchina è rotta” che si dice “la machine est en panne”.

Ci da l'acqua per il radiatore e per bere, e ci dice che la prossima stazione di servizio è a soli tre km. Una fortuna nella sventura.

Mettiamo acqua ma il cuore è colpito e inizia a zampillare di nuovo, tentiamo il tutto per tutto e decidiamo di raggiungere la stazione di servizio.

Arrivati decidiamo di non sfoggiare l'interprete e mandiamo Mauro che almeno parla inglese, cioè una lingua vera e conosciuta.

Riesce a spiegarsi e dopo poco arriva un carro attrezzi spaziale, si carica il furgone e gli occupanti.

Molto gentilmente il meccanico ci trova un hotel (ne esiste uno solo) per la notte.

Siamo a Tonnens, un paese che nessun viaggiatore in direzione prenderebbe in considerazione, un pochino come Radietor Spring del film “Cars”.

Arriviamo e scopriamo che non ci sono bar, ristoranti o pizzerie aperti. Sono solo le 21,30!!

Scopriamo anche che l'hotel ha aperto per noi perchè la domenica è chiuso.

Il portiere riesce a far aprire una pizzeria da asporto che ci prepara delle magnifiche pizze francesi da accompagnare con vino rosè.

Le previsioni sono delle più rosee!!

Radiatore bucato e danni da valutare nel motore, tempo ipotizzato due-tre giorni di lavoro.

Inizia la conta per chi deve restare, sembravamo bimbi a scuola prima dell'interrogazione, ognuno aveva altro da guardare.

Decidiamo che in caso di bisogno resteranno Claudio e Luisella considerando che lei parla perfettamente il dialetto.

Il responso finale alla mattina in officina.

Finalmente il sole del giorno successivo e quindi incontriamo il meccanico, il quale ci dice che ha trovato il radiatore e che per 17,00 possiamo ripartire.

Inganniamo il tempo tra un burraco ed un altro in attesa del pomeriggio.

Finalmente si parte e come abbiamo iniziato si finisce.

La mattina si rientra a casa in tempo per la colazione con la famiglia e per accompagnare i bimbi a scuola prima di andare a letto.

Scopro che anche Davide ed Ettore sono rimasti in panne anche se per motivi diversi.

Quello che abbiamo vissuto resterà nei nostri cuori e adesso seguiamo la regata con gli strumenti che abbiamo a disposizione.

Vai Simone che questa volta la “iella” è a terra e speriamo di averla presa tutta noi.

 

Alessandro Spinicci, un abitante del carcassonne.

 

Sul sito del circolo è stata dedicata una Gallery consultabile seguendo qusto link:

http://www.gvlnifollonica.it/index.php?option=com_phocagallery&view=category&id=8&Itemid=58&limitstart=20

Oppure navigando nel sito

 

Il video della partenza è pubblicato su youtube a questo link:

http://www.youtube.com/watch?v=xCmF4fw72yM

 

 

 

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